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Palazzo Mirto è stato per quattro secoli
dimora palermitana del casato dei, Filangeri, antica e nobile famiglia
che vanta origini leggendarie. Intorno all'anno Mille un cavaliere normanno,
Agerio I, sarebbe venuto in Italia. Un secolo dopo i suoi discendenti,
detti "Filli Augerii", sarebbero arrivati in Sicilia da Nocera.
Una diversa ipotesi fa invece risalire le origini a Tancredi, altro cavaliere
normanno, che sarebbe stato presente all'incoronazione di Ruggero. Notizie
documentate a partire dal XIII sec. informano delle tante cariche religiose
e civili ricoperte dagli esponenti della famiglia Filangeri che per l'autorevolezza
e la invidiabile posizione economica, derivante dal possesso di grandi
feudi, assunse un ruolo di primo piano tra la nobiltà siciliana.
Nel corso del XVI sec. Pietro Filangeri ottenne il pieno potere sulle
proprie terre e successivamente il nipote Vincenzo Giuseppe Filangeri
e Spuches fu nominato nel 1643 primo principe di Mirto dal nome del feudo
ricadente in territorio messinese. Estintosi il ramo maschile del casato,
nel 1833 Ignazio Lanza e Branciforte ottenne di poter portare i titoli
della moglie Vittoria Filangeri. Nel 1982, l'ultima erede della famiglia,
la nobildonna Maria Concetta Lanza Filangeri, adempiendo alle volontà
del fratello Stefano, donò il palazzo alla Regione Siciliana affinché
fosse mantenuto nella sua integrità e aperto alla pubblica fruizione.
L'edificio è il risultato di numerose trasformazioni che si sono
succedute nei secoli. E stato in occasione degli interventi di restauro
che sono venute alla luce strutture del XIII secolo, alcune delle quali
appartenevano al gruppo di case che erano state della famiglia Resolmini
e che nel XVI secolo passeranno prima ai De Spuches e poi ai Filangeri
con il matrimonio, nel 1594, dell'unica figlia di Vincenzo De Spuches,
Francesca, con Don Pietro Filangeri. Del palazzo seicentesco, che probabilmente
in occasione del matrimonio fu rammodernato, poco è rimasto, poiché
nel 1793, ai tempi del principe Bernardo, l'edificio fu oggetto di un
radicale intervento di trasformazione a cui è ricollegabile la
risistemazione dell'intero primo piano e la realizzazione del prospetto
sulla via Lungarini e del portale sulla via Merlo. Altri lavori intervennero
dopo il 1876, quando fu rifatta la facciata sulla via Merlo e quella sul
cortile, dove il nuovo ingresso creato verrà sottolineato da una
pensilina, secondo la moda parigina di fine secolo. Sempre nell'Ottocento
una ristrutturazione degli ambienti del secondo piano porterà alla
creazione di un grande appartamento per la vita privata della famiglia,
che da quel momento utilizzerà il primo piano solamente per la
rappresentanza.
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